Licenziamenti disciplinari: la tipizzazione delle fattispecie di reintegra.

Licenziamenti disciplinari: la tipizzazione delle fattispecie di reintegra.

Rischi giuridici e incertezze applicative legati alla stesura del Jobs Act

 

La scrittura del decreto delegato sul contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti non è conclusa, pur essendo in fase avanzata; dunque in teoria non sarebbe neppure commentabile. Tuttavia c’è una valida ragione per iniziare a sviluppare un ragionamento di tipo tecnico-giuridico sul possibile impatto di una disciplina che ci interessa particolarmente: quella di chiarire le (residuali) ipotesi di sopravvivenza della garanzia di reintegra per i licenziamenti disciplinari illegittimi.  Come noto, nella prima proposta del Jobs Act si parlava di modifiche alla Legge Fornero, introduttive di un regime generale di mera tutela risarcitoria. Questo perché,  dopo la legge 92, la reintegrazione nei licenziamenti disciplinari rimane in due soli casi: a) quando il fatto non sussiste o b) quando nei contratti collettivi o nei codici disciplinari è punito con una sanzione conservativa. Tale attuale formulazione della Legge 92, frutto di un noto compromesso politico, ha obiettivamente introdotto incertezze interpretative espresse da diversi orientamenti giurisprudenziali: per alcuni giudici, l’insussistenza del fatto va intesa in senso materiale, e quindi limitativo delle garanzie di reintegra; per altri, l’insussistenza riguarda, estensivamente, il fatto anche nei suoi aspetti di responsabilità soggettiva. Tale interpretazione estensiva ha consentito, in alcuni casi, di applicare la reintegra anche nei licenziamenti disciplinari in cui la misura espulsiva sia stata ritenuta dal giudice sproporzionata rispetto ai fatti contestati.  Invece i casi di previsione contrattuale di sanzioni conservative sono oggetivamente pochi e scarsamente definiti, per cui l’incertezza applicativa che è derivata complessivamente dal regime Fornero è stato considerato dal Jobs Act un “male da estirpare”. Se queste sono le (comprensibili) premesse, le soluzioni attualmente allo studio non sembrano, ad avviso di chi scrive, sufficientemente equilibrate: né sotto il profilo (che più ci interessa) della giustizia sostanziale, né sotto il profilo della coerenza e della chiarezza applicativa.

In pratica, nei licenziamenti disciplinari illegittimi potrebbe rimanere la tutela reale esclusivamente in casi specifici previsti dal legislatore. Le fattispecie di licenziamento disciplinare illegittimo che conserverebbero la reintegra riguarderebbero esclusivamente le “gravi condotte” contestate dall'impresa al lavoratore: i reati per i quali oggi si procede penalmente ex officio (furto, violenza, alcuni casi di minaccia, truffa). Nel caso si dovesse dimostrare che questi reati contestati non si sono verificati, l'azienda “subirà” la reintegra del lavoratore (in tal modo la fattispecie diverrebbe contigua al licenziamento disciminatorio, in quanto ritenuto lesivo della dignità, e parimenti sanzionato con la reintegra).
Cosa comporterebbe una siffatta disciplina? Potrebbero verificarsi situazioni inique, kafkiane e paradossali: se il datore ha contestato al lavoratore un fatto qualificato come reato gravissimo, ma il fatto non sussiste, il lavoratore verrà (giustamente) reintegrato. Se invece il datore ha contestato un fatto di minore gravità (come il furto… di una penna) e il fatto non sussiste, il lavoratore… rimarrebbe licenziato e riceverebbe solo un indennizzo economico.  Agli effetti pratici, l’insussistenza del fatto (che fa scattare la reintegra) rischia di essere non più una fattispecie generale di tutela, autonoma e ulteriore rispetto alle altre fattispecie di tutela conservativa  sancite dai CCNL; rischia di esaurirsi in una casistica tipica e restrittiva (stabilita non più dai CCNL, ma dal legislatore), utile solo a creare ulteriori sperequazioni tra lavoratori.  Le due “categorie”, invece, ad avviso di chi scrive vanno tenute ben distinte e separate, per evitare abusi.

Insomma: quello che temiamo è che nell'intento di fare chiarezza si  penalizzi l'equità.  Speriamo che non sia così…

Domenico Iodice

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