“Sono un giovane precario, ma non mi lamento…”

“Sono un giovane precario, ma non mi lamento…”

Quali risposte alla fine del lavoro.

”Sono  un giovane millenian (oggi si dice così per la categoria dei nati tra gli anni 80 e i primi del 2000), laureato e master…izzato.  Vivo 'ufficialmente' con i miei genitori, ma in realtà giro di casa in casa e di paese e paese a seconda di dove mi porta il vento (o lavoro, o amicizie o amori). ‘Ufficialmente’ disoccupato, ma in realtà pluristagista e free lance (scrivo articoli per internet), e al momento condivido un garage  con amici per sviluppare una start up. Musica e film quanti ne voglio, basta scaricarli. Amicizie a go go, sia fisiche che virtuali. Non possiedo né macchina né bici, le condivido. Mi vesto ai mercatini (dell’usato) dove trovo occasioni molto trendy, vado in vacanza (ma perché chiamarla vacanza… diciamo che viaggio quando non ho scadenze o impegni) prendendo in affitto per pochi giorni una casa, ho una relazione sentimentale e convivo con la mia compagna quando ce lo permettono i nostri impegni e le nostre finanze. Progetti? Tanti, ma forse sono solo sogni. Intanto vivo alla giornata da bravo precario e non mi lamento, in fondo non mi manca nulla…”

Questo è un ritratto dei nostri giovani, precari per scelta o per obbligo, ma comunque precari, oggi con il paracadute familiare che copre le spese sanitarie, le bollette, e offre il tetto per i periodi di magra, ma domani? Quali progetti senza un lavoro come lo si intendeva fino ad oggi (fisso) , senza pensione, una assistenza sanitaria ridotta all’osso…?

C’è un piccolo paese del nord Europa,  virtuosissimo (tutti pagano le tasse) e ricco (grazie al suo petrolio) , la Finlandia, che è già pronto a sperimentare la fine del lavoro: un reddito universale fino a 1.000 euro per tutti i cittadini, a prescindere dalla loro età o situazione sociale, che renderebbe il lavoro una "scelta di vita". Sarebbe infatti sufficiente a condurre una vita modesta, ma dedita completamente al tempo libero e agli interessi personali, oltre ai doveri di famiglia e burocratici.

Certo, è una scelta che pochi paesi possono permettersi ma è comunque una risposta, sebbene per certi versi discutibile.

D’altronde il lavoro manca e scarseggerà sempre più, e soprattutto sarà altra cosa rispetto a quello che abbiamo conosciuto sino ad oggi. Perchè in un futuro molto prossimo, dove autoprodurremo sempre più cose, idee e informazioni, e le condivideremo, avremo sempre meno bisogno di comprare, e cambierà il concetto di produttività.

Ma in questo futuro non troppo lontano sarà determinante il ruolo dello Stato, e la politica sin da oggi dovrebbe cominciare a fare strategie, a pianificare ad indirizzarci verso quel futuro, per evitare che siano “i padroni del mondo” ( i big del mercato)  a tenere le redini e a gettarci invece in un nuovo feudalesimo.

Uno stato “leggero” che garantisca ai cittadini il minimo per vivere dignitosamente, intervenga in economia per  sostenere la creazione di imprese  no profit efficienti e sostenibili e investa in innovazione, ricerca risorse umane.

Progetti o sogni?

Angela Cappuccini

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23/07/2015 ,Articoli, rassegne stampa
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