Le professioni in tempo di crisi: gli esclusi, i preoccupati, chi si sente gratificato.

Le professioni in tempo di crisi: gli esclusi, i preoccupati, chi si sente gratificato.

L’indagine sulle professioni, promossa e finanziata dall’Isfol e condotta nel 2012/13 congiuntamente da Istat e Isfol, approfondisce la conoscenza sul mercato del lavoro, analizzando le caratteristiche e i requisiti richiesti per esercitare le singole professioni. I dati analitici per queste ultime – competenze richieste, tendenze di medio periodo, ecc – sono disponibili sul sito http://professionioccupazione.isfol.it. L’Istat ha pubblicato una sintesi dell’indagine, (le professioni in tempo di crisi: competenze, abilita’ e condizioni di lavoro) della quale evidenziamo alcuni punti interessanti.

La crisi che ha colpito il paese – e non solo – dal 2008 al 2012 ha causato un calo del  numero di occupati di oltre 500 mila unità dove i più colpiti sono stati gli artigiani e gli operai specializzati, seguiti dai dirigenti e dagli imprenditori. Nello stesso periodo crescono le professioni non qualificate e quelle impegnate nelle attività commerciali e dei servizi. Solo nell’ultimo anno dell’indagine, il 2012, crescono le professioni ad elevata specializzazione. Segnale confortante in quanto professioni legate a servizi e prodotti ad alto valore aggiunto.

Nel periodo considerato, i cambiamenti in atto sono stati più conseguenze di adeguamenti normativi che di modifiche organizzative, di processi di lavoro od innovazioni tecnologiche. Le  professioni  per  le  quali  la maggioranza  degli  intervistati  (almeno  il  60  per  cento)  ha  riscontrato  un  cambiamento  nelle  modalità  di svolgimento del lavoro sono poco più di una su quattro. Le professioni per le quali il cambiamento viene percepito con maggiore evidenza   sono quelle dei  dirigenti e degli  imprenditori  (per il 44,8%)  e quelle impegnate nel lavoro d’ufficio (per il 46,7%).

Queste informazioni paiono confermare le difficoltà di altri versanti del sistema produttivo italiano: scarsi investimenti, riduzione della competitività e della produttività.

Ma i lavoratori sentono l’esigenza di un aggiornamento professionale: sono quasi 14 milioni e mezzo coloro che vorrebbero aggiornare  le conoscenze  e  competenze  acquisite  o  di  apprenderne  delle  nuove. Consapevoli del rischio di obsolescenza delle competenze e quindi di peggioramento delle condizioni di lavoro.

Quali sono i fattori più importanti per  l’incremento  dell’efficienza  e  della  competitività  del  sistema produttivo, diventando una specie  di  “fattore  di  protezione”  nei confronti della crisi e della perdita di posti di lavoro? Si ritengono siano tre:

  • "l’elasticità”  (intesa come reattività, cioè capacità di  recepire  il nuovo, come  sensibilità  e  permeabilità  nei  confronti  del  cambiamento  e  propensione  all'apprendimento  e all'aggiornamento  professionale);
  • la  “creatività”  (intesa  invece  come  capacità  di  generare  il nuovo, la propensione all'ideazione, alla progettualità e all'innovazione);
  • la “resilienza” ovvero di saper far fronte in maniera positiva e propositiva agli eventi  traumatici  e  agli  stress  che  derivano  dalla  crisi,  di  riorganizzarsi  positivamente  e  di  ricostruirsi restando sensibili alle opportunità offerte e alle richieste avanzate dal mercato.

Tra le caratteristiche di “elasticità”, “creatività” e  “resilienza”,  quella che sembra essere meno presente nelle professioni del mercato del lavoro italiano è la creatività. Comunque solo per 1 milione e 571 mila persone, pari al 6,8 per cento del totale degli occupati, vengono rilevati livelli elevati di tutti e tre i fattori.

Tutto considerando, quali sono le professioni più gratificanti? Pare ovvio siano i dirigenti e gli imprenditori. Così pure, al lato opposto, le professioni meno gratificanti sono quelle non qualificate.

Istat - professioni

Ma subito prima, al penultimo posto cosa troviamo? Le professioni esecutive d’ufficio, che includono buona parte del personale del settore bancario e finanziario in quanto svolgono il lavoro d'ufficio con funzioni non direttive.

Viste le domande poste al campione d’analisi per giudicare la propria soddisfazione professionale, la penultima posizione è certamente comprensibile…

Per chi si vuole cimentare con le risposte, questi sono gli indicatori di gratificazione professionale (e risponde di essere pienamente d’accordo con le seguenti affermazioni):

CHECK LIST PER MISURARE LA PROPRIA  GRATIFICAZIONE PROFESSIONALE

  • •  Chi svolge questo lavoro si sente realizzato;
  • •  Chi svolge questo lavoro può sperimentare le proprie idee
  • •  Chi svolge questo lavoro ha autonomia decisionale
  • •  Chi svolge questo lavoro è occupato ogni giorno in attività diversificate
  • •  Chi svolge questo lavoro può prendere decisioni autonomamente
  • •  Chi svolge questo lavoro esegue attività conformi ai propri principi morali
  • •  Chi svolge questo lavoro utilizza appieno le proprie abilità
  • •  Chi svolge questo lavoro è impegnato costantemente
  • •  Chi svolge questo lavoro è ben retribuito
  • •  Chi svolge questo lavoro ha un impiego sicuro
  • •  Chi svolge questo lavoro ha possibilità di fare avanzamenti di carriera
  • •  Chi svolge questo lavoro riceve il giusto riconoscimento per ciò che fa'
  • •  Chi svolge questo lavoro può contare su supervisori che eseguono una buona formazione del personale
  • •  Chi svolge questo lavoro può contare sul sostegno dei propri supervisori
  • •  Chi svolge questo lavoro esegue da solo le proprie mansioni
  • •  Chi svolge questo lavoro è trattato bene dalla sua azienda.

 

 

(Dati e tabella fonte Istat)

a.s.

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