Wall Street brinda al flop di Obama

Wall Street brinda al flop di Obama

Ma il vero problema è che i mercati finanziari hanno raggiunto una dimensione incontrollabile. Si ricomincia a parlare di rischio sistemico...

La crisi finanziaria ha indebolito la capacità di governo della politica proprio in ambito economico e ha trasferito sulle Banche Centrali il compito di attuare le policy per cercare di uscire dalla crisi, investendo tali istituti di un ruolo di supplenza. Gli interventi monetari non convenzionali di “espansione quantitativa” ne sono la prova più evidente.
In particolare in questi anni di grave crisi economica, il trend positivo dei mercati finanziari, sempre più scorrelato dall’andamento dell’economia reale, ha svolto un ruolo “quasi di compensazione” socialmente utile. I risultati positivi dei portafogli investiti nei mercati finanziari hanno infatti rassicurato in parte i consumatori. Inoltre i mass media non hanno avuto un’ulteriore occasione per enfatizzare la crisi con grida di allarme sull’andamento delle Borse.
In definitiva sembra che il compito che si sono date le Banche Centrali consiste nel gestire l’umore dei mercati. Se troppo euforico viene in qualche modo ricondotto (ma non troppo) a più miti consigli, se troppo depresso ottiene invece le rassicurazioni necessarie al mantenimento del trend positivo.
Ma tutto ciò non può durare. Lo si è visto nelle elezioni americane di mid term che nel penalizzare Obama hanno sancito la percezione, più che reale, di una ripresa che premia pochi, lasciando ai molti ben pochi vantaggi.
Ed ora il rischio è che l’ “espansione quantitativa” della Fed si incroci con la voglia di de-regolamentazione repubblicana. Come intitolava Il Sole 24 Ore (09.11.2014): “Wall Street brinda al flop di Obama”. E ciò, nonostante che, è ormai chiaro che il tanto decantato Dodd-Frank Act  (luglio 2010) non solo è arrivato in ritardo, ma è risultato vago ed eccessivamente complesso al punto da approdare in una normativa di scarso rilievo e concretezza e ancora incompleta nelle sue regolamentazioni applicative. In ogni caso sembra ormai certo che il trend verso regolamentazioni più severe per il settore finanziario ha fatto il suo corso. Da gennaio (2015) si potrà soltanto tornare indietro.
Ma soprattutto il vero problema è che i mercati finanziari hanno raggiunto una dimensione tale da divenire incontrollabili. Inoltre l’applicazione in essi di tecnologie avanzate li rende ulteriormente vulnerabili. Il mercato obbligazionario valeva 70.000 miliardi di dollari nel 2007 e ne vale ora oltre 100.000 miliardi. I derivati ammontano a 691.000 miliardi.  Se si sommano Borse e valute si arriva a cifre impensabili.
È evidente che in un mercato di tale dimensione, che non ha alcuna relazione con quella dell’economia reale, le regole non riusciranno mai a controllare tutti i soggetti in campo. Ma ancora una volta, di questa tema, non c’è traccia nel documento finale dell’ultimo G20 (Brisbane – Australia ).
E qualcuno ricomincia a parlare di rischio sistemico…

Alberto Berrini

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25/11/2014 ,Pubblicazioni
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